• SUGARPIE AND THE CANDYMEN – Waiting For The One

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    Waiting For the One” è la terza e nuova fatica di Sugarpie and the Candymen.

    Perché “Waiting for the One”? In inglese, significa “aspettando quello giusto”: ma può essere un avvenimento, un momento, una persona… non è solo un’attesa di cambiamento, ma una speranza e una promessa.

    Questo disco, infatti, rappresenta una ulteriore evoluzione nel sound e nella direzione musicale della band. L’impronta swing è rimasta ma la tavolozza si amplia di nuovi colori: il sound delle marching bands di New Orleans, il son cubano, il reggae, il nu jazz, il primo rhythm’n’blues anni ’50, e (perchè no?) il pop.

    Il disco è equamente composto di originali e cover, come il precedente “Swing’n’Roll”, ma qui la scaletta “mischia le carte” per dimostrare che queste sono due facce della stessa medaglia. Gli originali vanno dallo swing tradizionale di “Blue About Love” ai sapori francesi di “Madness in the Rain”, dal pop beatlesiano di “Lil” alla sgangherata e waitsiana “Dusty”, dalla fiaba progressive “VMQ” al country-manouche di “Warchild”… Nelle cover troviamo hit dell’ultimo decennio (“Single Ladies” di Beyoncè sembra uscita da un disco di Dr. John, mentre “Toxic” di Britney Spears strizza l’occhio al Buena Vista Social Club), tormentoni anni ’80 (“Bad” ha mantenuto il beat dance, ma colorandosi di gipsy; l’arrangiamento di “Material Girl” è ispirato a Louis Jordan e al “jump blues” degli anni 50), e capisaldi dell’hard rock (“Highway Star” dei Deep Purple è stata “Count Basie-izzata”); le vere fatiche però sono le due “sinfonie pop” per eccellenza, “Bohemian Rhapsody” e “Good Vibrations”.

    In molti brani la band si avvale di ospiti e special guest: una sezione fiati (Gianni Satta alla tromba, Rudy Migliardi al trombone e tuba e Gregory Agid da New Orleans al clarinetto e sax), il violino di Daniele Richiedei, il pianoforte di Giovanni Colombo, la fisarmonica di Fausto Beccalossi, le percussioni di Riccardo Marenghi. Anche i Candymen stessi, d’altra parte, talvolta abbandonano i loro strumenti d’elezione in favore di vari altri oggetti (dobro, banjo, pianoforte, organo, mandola, glockenspiel, kazoo, percussioni varie…)

    Anche la produzione è stata curata in modo particolare, lavorando in modo certosino sulle sonorità, sugli arrangiamenti e sulle performances. Le registrazioni sono avvenute in parte all’Elfostudio di Tavernago (PC), in parte in altre locations (spesso e volentieri a casa degli ospiti!).

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